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Cosa fare, concretamente, se hai in casa un adolescente inquieto

1. Non chiedere subito “che hai?”: chiedi “quando succede di più?”
“Che hai?” spesso chiude. “Quando succede?” apre. Aiuta a collegare emozioni e contesti: interrogazioni, social, amicizie, corpo, aspettative.
2. Normalizza senza sminuire
“È normale sentirsi così” è utile solo se non suona come “non è niente”. Meglio: “Capisco che per te pesa. Vediamo insieme cosa lo fa peggiorare e cosa lo alleggerisce.”
3. Dai spazio al corpo
Sembra banale, ma è potente: movimento, sonno, alimentazione. L’inquietudine aumenta quando il sistema nervoso è stanco. Un adolescente può interpretare come “crisi esistenziale” ciò che è anche iper-attivazione da stress e privazione di sonno.
4. Riduci l’ossessione della prestazione
Molti ragazzi non sono inquieti “per carattere”, ma perché vivono in modalità valutazione continua: voti, social, aspettative. L’ansia di essere all’altezza spesso si traveste da irritabilità o apatia.

Il senso della frase, in una riga (senza retorica)
Crepet ci ricorda che l’adolescenza non è un corridoio da attraversare in silenzio. È un laboratorio. E in un laboratorio, un po’ di inquietudine è fisiologica: è il segnale che la persona sta cercando la sua forma. La vera domanda non è “come lo faccio tornare tranquillo?”. È: questa inquietudine sta costruendo qualcosa, o sta consumando tutto? Capire la differenza è già un passo enorme.